Da 61 anni, alle Giornate cinematografiche di Soletta, si ripete la stessa domanda: come fa una piccola città a diventare un luogo d’incontro per storie, lingue e sensibilità così diverse, attirando un pubblico numeroso e partecipe?
La risposta è nella volontà di creare spazi comuni, dove lo scambio attraverso i film unisce realtà in un quadro condiviso del Paese.
A Soletta si capisce come sta andando la Svizzera. Lo si capisce dal lavoro di cineaste e cineasti che spesso si prendono grossi rischi finanziari per seguire la loro passione. Molti delle loro opere possono contare sull’importante co-produzione con la SSR SRG. Mi chiedo, perché mettere a rischio una ricchezza che appartiene a tutte e tutti?
Mi piacerebbe invitare a Soletta, fra gli altri, i due consiglieri agli Stati ticinesi favorevoli all’iniziativa. Sulle rive dell’Aare ci si può fare un’idea concreta di questo lato del servizio pubblico.
Sono certo che Fabio Regazzi quest’anno avrebbe amato la proiezione di Becaària, il nuovo film di Erik Bernasconi. 900 spettatori, sala gremita fino all’ultima sedia: la Valle Maggia ha portato un tale entusiasmo che il premio assegnato dal pubblico - in maggioranza svizzero-tedesco - è andato proprio lì, alla Fusio degli anni Settanta.
Dopo la proiezione, chiacchierando con le produttrici del film l’onorevole Regazzi avrebbe scoperto di decine professionisti diversi e piccole e medie imprese del suo locarnese coinvolti nella lavorazione. Grazie al primo cofinanziamento della RSI, il film ha portato in valle investimenti da Berna e da altre regioni della Svizzera. Con essi lavoro, stipendi, esperienza. Tutto questo durante l’estate 2024 in cui l’Alta Vallemaggia era ferma, isolata. Il mercato va dove conviene. La cultura – e il servizio pubblico con essa – va dove ci sono storie, vite, momenti da raccontare. Senza inseguire il rumore.
Una regione alpina virtuosa, viva, restituita allo sguardo del pubblico attraverso un film tratto da un libro di un autore di Preonzo. Cosa c’è di meglio, per rialzarsi dopo un disastro naturale che mostrare un’immagine positiva di sé? Il premio del pubblico dimostra che c’è fame di storie vicine, di lingue diverse, di minoranze, se si permette loro di vedere la luce.
A Marco Chiesa avremmo proposto la proiezione di À bras-le-corps di Marie-Elsa Sgualdo. Dopo la prima mondiale a Venezia, il film ha viaggiato in decine di festival internazionali e a gennaio è arrivato a Soletta per la prima svizzera con un tutto esaurito e sette nomination al Premio del Cinema Svizzero 2026, tra cui miglior film.
Senza il sostegno della RTS, difficilmente gli altri finanziatori svizzeri, belgi e francesi avrebbero creduto in un’opera prima di una giovane regista di La Chaux-de-Fonds, girato nel periferico Giura, ambientato nella Svizzera di frontiera della Seconda guerra mondiale. Il film funziona, emoziona mentre racconta la nostra Storia, dal nostro punto di vista, indagandola senza gli stereotipi di chi ci guarda da fuori. Esporta la Svizzera nel mondo e, così facendo, ci unisce. Qualcosa di cui andare fieri.
Di una cosa sono certo: senza un servizio pubblico che non mette il click davanti alle storie, questi film – e molti altri – non sarebbero stati possibili in questa forma. Senza un primo partner solido che ci crede e garantisce visibilità, altri attori difficilmente prendono rischi e le opere non competono sul piano internazionale.
La mia risposta agli argomenti di chi promuove l’iniziativa SSR è tutta qui. Potremmo parlare di molti altri aspetti: documentari che affondano nella realtà, sportivi locali che ci emozionano come i film, o le critiche costruttive al servizio pubblico per migliorarlo. Per ora preferisco restare nella sala cinematografica, a difesa di questa ricchezza culturale, sociale, economica e anche politica che attraversa tutte le regioni, anche le più periferiche, e ci unisce. Da Fusio a Romainmôtier, nel Giura.
Il mio invito resta valido: dopo l’8 marzo, a gennaio 2027, venite a Soletta. E osservate, sul grande schermo o attorno a una tavola (rotonda o quadrata fa lo stesso), cosa rischiamo di perdere.