Il mondo dei media, del servizio pubblico radiotelevisivo e della professione giornalistica ha attraversato nel tempo profonde trasformazioni, segnate da rivoluzioni tecnologiche e dall’emergere di nuovi formati e modalità operative. Raramente, tuttavia, come negli ultimi anni il loro ruolo è stato messo così radicalmente in discussione, tanto in Svizzera quanto a livello internazionale. L’avvento del web, seguito dallo sviluppo delle piattaforme digitali e dei social media e, più recentemente, dall’ingresso dell’intelligenza artificiale nella vita quotidiana di ognuno di noi, ha modificato in modo profondo le modalità attraverso cui le persone si informano, producono e consumano contenuti. Questi cambiamenti hanno inciso in maniera significativa sulla percezione del ruolo dei media negli equilibri delle nostre società democratiche.
Per confrontarsi su questa trasformazione epocale e per comprenderne meglio le implicazioni che essa comporta, la SSR Svizzera italiana CORSI ha promosso, tra la fine del 2024 e l’inizio del 2026, una serie di tavole rotonde. Attraverso le voci di protagonisti del panorama mediatico della Svizzera italiana e lo sguardo analitico di alcuni autorevoli esponenti del mondo accademico, questi incontri hanno cercato di fare luce sul complesso percorso che i media hanno dovuto intraprendere negli ultimi anni.
L’eziologia di una crisi e alcune possibili soluzioni
Nel corso del primo incontro, moderato dalla giornalista di TeleTicino e Radio3i Laura Zucchetti, il direttore del Corriere del Ticino Paride Pelli, la giornalista Natascha Fioretti e l’ex redattore RSI Roberto Antonini si sono interrogati sulle cause di questa rivoluzione digitale, provando a ipotizzare possibili “cure” all’erosione di consenso che ha colpito la professione giornalistica.
Parallelamente, la ricercatrice Eleonora Benecchi ha sottolineato come i giovani abbiano effettivamente modificato in parte le proprie modalità di informazione, evidenziando però come tali pratiche dipendano ancora in modo significativo dal contesto socio-economico di appartenenza. Da qui un principio chiave, destinato a riemergere anche nei successivi incontri: la sopravvivenza del servizio pubblico radiotelevisivo non è una questione esclusivamente attinente gli esperti del settore, ma riguarda profondamente anche le sfere educativa e politica. In assenza di una politica attiva a sostegno dei media di servizio pubblico, la democrazia rischia infatti di perdere una delle sue colonne portanti.
Il passaggio dal lineare al digitale e l’equivoco delle piattaforme
La seconda tavola rotonda ha affrontato il tema da una prospettiva sincronica, concentrandosi sulle dinamiche attualmente in atto nel sistema dei media. Il responsabile dell’informazione RSI Reto Ceschi ha illustrato una nuova modalità di lavoro, introducendo il concetto di “sceneggiatura dell’informazione”: una metafora che descrive come, oggi, ogni notizia debba essere non solo corretta, ma anche capace di catturare l’attenzione dell’utente, in un contesto caratterizzato da una sovrapproduzione informativa alimentata soprattutto da internet e le piattaforme digitali
Il direttore de laRegione Daniel Ritzer e la redattrice di ATS Keystone Annalisa Devecchi hanno invece posto l’accento sulla “vita” sempre più breve delle notizie che, rispetto a qualche decennio fa, rischiano di scomparire rapidamente, sommerse da un flusso informativo continuo. Proprio la creazione di questo flusso costante e gratuito di notizie ha permesso alla professoressa dell’USI Katharina Lobinger di decostruire un equivoco concettuale che affligge i media di servizio pubblico: la gratuità dell’informazione nasconde di fondo la delicatezza del lavoro giornalistico e il suo ruolo indispensabile nel garantire ai cittadini l’accesso a notizie verificate, analisi rigorose e contenuti realmente informativi: il fatto stesso che oggi si parli di contenuti più che articoli o analisi, ben spiega come la cultura sui media sia cambiata. Un secondo equivoco — ha ricordato Lobinger — deriva in larga misura dal fatto che le piattaforme digitali non sono nate con l’obiettivo di informare, bensì con finalità prevalentemente commerciali e di intrattenimento, obbligando così i media tradizionali a un lavoro di sintesi tutt’altro che semplice.
Il delicato equilibrio tra deontologia e innovazione
L’ultimo incontro della serie, svoltosi il 21 gennaio e moderato ancora una volta da Laura Zucchetti, ha visto la partecipazione del direttore di TeleTicino e Radio 3i Sacha Dalcol, del direttore di Radio Ticino Matteo Vanetti, del direttore RSI Mario Timbal e della filosofa e saggista Francesca Rigotti.
La discussione si è concentrata sul mutato ecosistema informativo, ulteriormente accelerato dall’introduzione dell’intelligenza artificiale nel settore dell’informazione. Se da un lato si è riflettuto su come l’IA possa contribuire a innovare le modalità di produzione dei contenuti — Mario Timbal ha sottolineato come essa rappresenti uno strumento straordinario nelle mani del giornalista — dall’altro è stato ribadito il rischio che essa diventi un pericoloso nemico della verità qualora venga concepita come un sostituto del lavoro giornalistico.
In questo scenario in rapida evoluzione è emersa con forza l’esigenza di non smarrire i principi fondanti del giornalismo. Nonostante la svolta digitale e la crescente spettacolarizzazione dell’informazione imposta dai social media, la deontologia professionale deve rimanere un punto fermo. A tal proposito, Mario Timbal ha richiamato il mandato della BBC, che sintetizza efficacemente i valori del servizio pubblico: informare, educare, intrattenere.
La serie di incontri si è così conclusa con una consapevolezza condivisa: in questo complesso processo di trasformazione è fondamentale che i media, con il necessario sostegno della politica e della società civile, non perdano la propria funzione né vedano indebolito il loro ruolo. Solo un servizio pubblico radiotelevisivo solido può infatti garantire una democrazia altrettanto solida, rispettosa della pluralità delle voci e al contempo rigorosa nella ricerca della verità.
A cura di Marco Ambrosino, responsabile dei contenuti editoriali SSR.CORSI