Domenica 8 marzo 2026 sarà una data cruciale per la televisione, la radio e, più in generale, per il servizio pubblico radiotelevisivo svizzero. La votazione sulla riduzione del canone potrebbe incidere profondamente sul suo futuro. Per capire quali conseguenze potrebbe avere anche sul settore artistico e culturale, abbiamo intervistato i Sinplus, il duo ticinese formato dai fratelli Ivan e Gabriel Broggini, che ben conosce la realtà musicale della Svizzera italiana.
Caro Gabriel, ci siamo incontrati a inizio 2025, quando il vostro Re-Set Tour stava iniziando. Come è nato questo progetto e come avete vissuto questa esperienza?
Il Re-Set Tour è nato dal bisogno di rimettere in discussione il nostro percorso. Sentivamo la necessità di fermarci e creare qualcosa di più diretto, che rimettesse al centro la musica e il rapporto con il pubblico.
In sei mesi abbiamo pubblicato sei canzoni, ognuna accompagnata da un livestream. È stato un percorso di trasformazione, in cui ogni brano raccontava una fase diversa di cambiamento personale e artistico. Ora siamo al lavoro sul nuovo album.
Recentemente si è svolto l’Eurovision Song Contest a Basilea. Che sensazioni avete provato nel vedere il palcoscenico mondiale della musica, dove vi siete esibiti nel 2012, spostarsi quest’anno in Svizzera, a casa nostra?
Vedere l’Eurovision Song Contest in Svizzera ha riacceso molti ricordi.
Per noi è stato ufficialmente il punto zero: da lì è iniziato tutto.
È una macchina enorme, che va oltre la musica, ma quando sei su quel palco qualcosa ti resta addosso. Suonare a Basilea all’Euro Village e ritrovare fan e amici di lunga data è stato come chiudere un cerchio.
L’anno scorso avete partecipato alla tappa svizzero-italiana dell’evento SRG SSR On the Road to Basel. In seguito, alcuni artisti emergenti hanno avuto l’opportunità di esibirsi anche a Coira, Losanna e Basilea, ospiti delle altre società regionali della SSR. Per un musicista emergente quanto può essere formativa un’esperienza come quella offerta da SRG SSR On the Road to Basel ?
Le occasioni formative concrete per gli artisti emergenti non sono molte. In questo contesto, iniziative come On the Road to Basel, promosse da SRG SSR, hanno un valore reale. Ti confronti, cresci, sbagli, impari. È così che si forma un musicista. Senza spazi del genere, molti progetti resterebbero chiusi in una stanza.
Di recente siete stati protagonisti anche di uno Showcase targato RSI. Come vi siete trovati con questo tipo di format? Pensate che possa aiutare a far conoscere e diffondere maggiormente i vostri vecchi e nuovi progetti musicali?
Gli Showcase della RSI fanno una cosa semplice ma fondamentale: danno spazio alla musica, mantenendo vivo il legame tra artisti e territorio.
Per chi, come noi, gira molto fuori dalla Svizzera, tornare a suonare per il pubblico di casa ha un valore speciale. È un momento di verità, di contatto diretto, senza sovrastrutture.
A breve ci sarà una votazione importante sul canone radiotelevisivo, che, se approvata, comporterebbe tagli significativi anche per l’offerta radiofonica della Svizzera italiana. Dal vostro punto di vista, quanto sono importanti i passaggi in radio per la crescita di un artista?
Qui non si parla solo di passaggi radio. Si parla di sopravvivenza culturale.
È giusto discutere di cosa si può migliorare, come in ogni sistema, ma la realtà è che senza il supporto della radio e della televisione pubblica, soprattutto nelle regioni più piccole, la musica perde voce, visibilità e identità.
Se vogliamo artisti svizzeri forti, serve un sistema che li sostenga davvero e favorisca lo scambio tra le regioni linguistiche.
Per noi la RSI non è mai stata solo una vetrina: è parte del percorso.
A cura di Marco Ambrosino, Responsabile contenuti editoriali SSR.CORSI