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Le Olimpiadi invernali alla RSI

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05 Febbraio 2026
Intervista a Giacomo Moccetti

Febbraio si preannuncia un mese intenso per gli appassionati di sport invernali, con i Giochi olimpici di Milano-Cortina. Un evento di grande rilevanza che richiede un impegno straordinario anche ai giornalisti sportivi, chiamati a seguire competizioni e storie da raccontare. Per approfondire il lavoro dietro le quinte e le sfide legate alla copertura di un evento di questa portata, abbiamo intervistato Giacomo Moccetti, Responsabile Sport TV della RSI.

Caro Giacomo, da molti anni racconti lo sport in televisione per la RSI. Eventi come le Olimpiadi hanno però un peso simbolico particolare, anche per la loro cadenza quadriennale. Qual è il tuo rapporto personale e professionale con questo appuntamento?

I Giochi olimpici, un po’ come i Mondiali di calcio, sono speciali perché in qualche modo scandiscono la nostra vita. Accompagnano noi appassionati di sport dalla gioventù alla maturità: viviamo immagini, successi e sconfitte che leghiamo a momenti precisi della nostra esistenza. Dal punto di vista giornalistico, un’Olimpiade è uno degli appuntamenti più emozionanti: da inviato hai la possibilità di incontrare atleti, tifosi e colleghi da tutto il mondo, con la sensazione di essere davvero al centro del mondo. Le emozioni sportive ma anche umane che le Olimpiadi offrono sono uniche.

L’ultima edizione dei Giochi invernali si è svolta a Pechino, in un contesto distante da quello europeo. Quest’anno, invece, si gareggia “vicino a casa”, in località simbolo come Cortina d’Ampezzo. Che tipo di edizione ti aspetti?

Questa Olimpiade sarà sicuramente diversa rispetto alle due precedenti, svoltesi a Pechino nel 2022 e a PyeongChang nel 2018. Per molti ticinesi sarà possibile assistere dal vivo alla cerimonia d’apertura o a qualche gara, ed è un’occasione rara.
Le atmosfere di Cortina e Bormio ci riportano inoltre a un immaginario più tradizionale degli sport invernali. Non è un’edizione “di casa”, ma poco ci manca: sono località ben conosciute sia a livello sportivo sia turistico.

Come si organizza la RSI per coprire un evento così complesso? Quali sono le principali differenze rispetto a un’Olimpiade in un Paese lontano?

L’organizzazione cambia molto. A Pechino, ad esempio, molte gare si svolgevano di notte e il pubblico le seguiva spesso in differita, a meno di programmare la sveglia a orari proibitivi. Qui si ritorna a una dimensione più “live”, che fa bene sia ai giornalisti sia ai telespettatori. Dal punto di vista logistico, la vicinanza consente maggiore flessibilità: per alcune discipline che si svolgeranno a Milano, ad esempio, sarà possibile effettuare trasferte in giornata, facilitando la pianificazione delle coperture.

Come si garantisce un racconto equilibrato tra competizione sportiva e aspetti umani ed extrasportivi?

Il nostro obiettivo principale come redazione sportiva è offrire una copertura il più ampia possibile delle gare e delle discipline. Per queste Olimpiadi avremo un canale televisivo e tre canali streaming con eventi in diretta (a Parigi quest’ultimi erano solamente due). Sono previsti inoltre giornalisti che si dedicheranno alle interviste e un inviato da Milano per raccontare il dietro le quinte della città durante i Giochi. Lo spazio per il racconto extrasportivo resta però limitato: per questo è stato ideato lo speciale radiofonico Così per sport, curato da giornalisti non provenienti dalla redazione sportiva, che proveranno a raccontare l’altro lato delle Olimpiadi. Questo evento di portata mondiale entrerà anche nella programmazione di Prima Ora e del Quotidiano: si tratta di un evento mediaticamente totalizzante.

Quanto può incidere, in termini di immagine e credibilità, una copertura di qualità dei Giochi olimpici per la SSR e la RSI?

Le Olimpiadi rappresentano un importante banco di prova per la SSR e un’occasione in cui le redazioni delle diverse regioni linguistiche possono esprimere il meglio di sé.
Come RSI cercheremo di offrire una copertura su misura per il pubblico svizzero e della Svizzera italiana: è questo che distingue la nostra copertura mediatica  da quella dei grandi gruppi internazionali come Discovery o Eurosport. Il nostro valore aggiunto sta nello sguardo nazionale e regionale, che solo il servizio pubblico radiotelevisivo nazionale può portare. In questo senso eventi come le Olimpiadi o i Mondiali permettono al servizio pubblico di unire il Paese e rafforzare il sentimento di coesione nazionale attraverso lo sport.

Alla luce dell’iniziativa “200 franchi bastano!”, sarebbe possibile garantire una copertura simile al di fuori del servizio pubblico?

Le Olimpiadi esisterebbero comunque e il pubblico potrebbe seguirle attraverso operatori come Discovery, che detiene i diritti. La differenza non sta tanto nel cosa, quanto nel come. Senza la copertura della SRG SSR mancherebbe quell’impronta nazionale e regionale che solo il servizio pubblico può garantire: l’attenzione agli atleti svizzeri, alle storie del territorio, alle nostre priorità editoriali. Le Olimpiadi verrebbero trasmesse, sì, ma sarebbero in fondo altre Olimpiadi, con scelte di programmazione meno legate allo spirito di coesione nazionale e all’ottica svizzera e svizzero italiana che a oggi solo la SSR in prima battuta e poi la RSI può garantire in questa edizione e in quelle future. 

 

A cura di Marco Ambrosino, responsabile dei contenuti editoriali SSR.CORSI

 

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