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  4. L’Associazione Pro Servizio pubblico radiotelevisivo

L’Associazione Pro Servizio pubblico radiotelevisivo

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29 Gennaio 2026
Intervista a Giorgio Krüsi

Caro Giorgio, cosa ti ha spinto ad abbracciare questa nuova sfida e cosa rappresenta per te il servizio pubblico radiotelevisivo?

Con passione mi sono gettato in questa sfida perché la RSI ed il servizio radiotv pubblico nella Svizzera italiana merita di sentire vicino le persone che hanno a cuore i valori, la qualità e la rilevanza che rappresenta. Simpatizzanti fieri di esserlo che non necessariamente sono coinvolti negli organi di SSR Corsi o nelle strutture aziendali di RSI. 

Con determinazione ho ritenuto inoltre di scendere in campo perché l’ennesima e insidiosa discussione sul canone SSR (prima da abolire, ora da quasi dimezzare) mina l’esistenza stessa della SSR come la conosciamo, nel e per tutto il territorio e tutte le lingue nazionali. 

Il crollo degli introiti pubblicitari sempre più fagocitati dai sei colossi mondiali e privati dell’alta tecnologia che dettano i temi sulle piattaforme internazionali, nonché la pressione politica sulla SSR già impongono alla SSR una riduzione di costi e servizi pari al 17% del budget oltre al taglio di 900 posti di lavoro a tempo pieno. Entro il 2029 è già stato deciso un taglio del canone a 300.- franchi, sempre pagato dalle economie domestiche ma poi solo dal 20% delle imprese. Il dimezzamento dell’attuale canone proposto dall’iniziativa costituzionale in votazione l’8 marzo andrebbe ad aggiungersi, costituendo un colpo di grazia per la SSR, che non sarebbe più un’azienda mediatica presente su tutto il territorio nazionale.

Il risparmio per le singole economie domestiche sarebbe limitato, mentre il costo per la collettività potrebbe risulterebbe inestimabile. Io mi faccio interprete di chi non vuole che la RSI diventi una filiale di Mediaset o di chi con una radiotv svizzera prodotta in tedesco si sentirebbe meno rappresentato e partecipe. Da quasi 100 anni la SSR è depositaria della storia della Svizzera e vogliamo che continui a raccontarla nelle diverse realtà del Paese, aprendoci al mondo come nessun altro vettore privato saprebbe e potrebbe fare.

Come nasce questa associazione e quali fini si è data?

Questa associazione era in gestazione da tempo infatti tanti di noi si interrogavano sull’idea di aggregare in una specie di club tutte le persone che nutrono simpatia per la RSI ed il servizio pubblico radiotelevisivo non necessariamente coinvolte nelle strutture societarie SSR. La nuova associazione, costituita a tempo indeterminato, ci sembra rispondere ad un desiderio concreto e non vediamo l’ora di condividere con i suoi soci qualche momento conviviale ma pure di approfondimento.

Vogliamo impegnarci nella promozione e difesa del servizio pubblico radiotelevisivo, in particolare del ruolo di RSI. Desideriamo favorire il dibattito su media pubblici e pluralismo e collaborare con RSI e gli attori attivi nel campo dell’informazione pubblica e della promozione culturale della Svizzera italiana. Desideriamo condividere e diffondere i valori di un’informazione pubblica equidistante, attendibile e plurilingue, radicata in un territorio variegato che nessuna altra antenna riuscirebbe a curare in modo capillare e qualitativo.

Chi può iscriversi all’associazione? E come si può aderire?

Tutte le persone fisiche e giuridiche che ne condividono gli ideali e che ne fanno richiesta (radiotvpubblica@gmail.com) versando poi la tassa sociale annuale di (almeno) fr. 50.- I suoi proventi sono  interamente investiti nell’attività associativa e/o in iniziative o campagne a difesa dei suoi scopi sociali.

Attraverso quali strategie l’associazione intende difendere e sostenere il servizio pubblico radiotelevisivo?

Innanzitutto facendo rete fra il pubblico, gli appassionati e gli enti vicini a RSI. Secondariamente sostenendo progetti e iniziative che mettono in rilievo i valori e le conquiste del servizio radiotelevisivo pubblico. Non da ultimo sostenendo il dibattito attorno alla SSR nonché alla promozione dell’italianità, della cultura e delle tradizioni della Svizzera italiana.

Abbiamo anche l’ambizione di collaborare con tutte le persone e organizzazioni che hanno a cuore un pensiero critico e che si impegnano nella verifica e diversificazione delle fonti in relazione alle sfide dell’era digitale, affascinante ma non priva di insidie (intelligenza artificiale, truffa e monopolio online, disinformazione e propaganda).

Cosa rischia concretamente la Svizzera italiana se l’iniziativa “200 franchi bastano!” dovesse uscire vincente alle urne?

Forse la piccola Svizzera tedesca costituirebbe un mercato per un’agenzia mediatica come SSR. Non certamente la Svizzera latina dove un sì causerebbe pesanti contraccolpi per RTS in Romandia, per RSI nella Svizzera italiana e RTR in quella romancia. Senza la solidarietà nazionale ed il principio di un servizio federalista e decentralizzato queste unità aziendali sarebbero destinate a scomparire con una SSR costretta a centralizzarsi su Zurigo. 

Sarebbe drammatico farla morire ancora prima di poter discutere del suo miglioramento, della sua missione e del suo ruolo, del suo futuro orientamento sulla scena mediatica digitale ed infine del suo budget. Tutte cose che non si regolano inserendo i “200.- fr.” nella Costituzione.

Oggi alla RSI (come ai progetti culturali della Svizzera italiana) viene destinato cinque volte il canone incassato a sud. Il dimezzamento dell’attuale canone radiotv sarebbe la fine del progetto solidale di SSR che sino ad oggi ha prodotto una Svizzera coesa, una democrazia stabile ed un’informazione attendibile ed equilibrata che ci viene invidiata. In gioco c’è la difesa e la concordia nazionale, gli stessi valori fondanti della Svizzera dai quali sarebbe fatale chiamarsi fuori.

Teniamoci stretta la RSI!

 

A cura di Marco Ambrosino, responsabile dei contenuti editoriali SSR.CORSI

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