Le tradizioni popolari raccontano chi siamo e come una comunità si riconosce nel tempo. Custodirle e renderle accessibili è parte integrante della missione del servizio pubblico che, attraverso i propri Archivi, conserva e trasmette un patrimonio culturale condiviso. Per valorizzare questa funzione del servizio pubblico radiotelevisivo, la SSR.CORSI organizza l’incontro La tradizione popolare del Grigionitaliano raccontata dagli archivi RSI e RTR, in programma mercoledì 11 febbraio a Roveredo. Per approfondire questa tematica abbiamo intervistato Giovanni Jochum, Podestà di Poschiavo.
Signor Jochum, da ormai sette anni rappresenta il Comune di Poschiavo in qualità di Podestà. Come ha visto cambiare il Comune in questo periodo?
In tutta onestà non ci sono stati cambiamenti rivoluzionari. Forse si è assistito a una dialettica politica meno esplosiva rispetto al passato. Il Municipio, sia nella composizione della scorsa legislatura sia in quella attuale, si è chinato su diversi progetti; il più importante, senza ombra di dubbio, è quello legato alla pianificazione del territorio, che rappresenta la base dello sviluppo del Comune di Poschiavo. Un altro tema sostanziale riguarda il futuro delle scuole in valle: oggi abbiamo buone annate nelle classi primarie, ma non è scontato che questa situazione resti invariata. Comprendere come gestire la scuola nei prossimi anni è una questione di lungo termine che ci impegnerà ancora molto.
Come autorità politiche siete spesso confrontati con il mondo della comunicazione e dei media. Come valuta il loro ruolo nell’avvicinare la cittadinanza alla cosa pubblica?
Dal mio punto di vista direi che funziona piuttosto bene. I media svolgono il loro ruolo cercando di avvicinare i cittadini alla cosa pubblica. Con Il Grigione Italiano e Il Bernina – i due media locali – c’è un buon rapporto e una collaborazione costruttiva, così come con la RSI e i suoi giornalisti, che svolgono un lavoro importante. Personalmente sono aperto alla comunicazione e questo facilita il dialogo con i media.
Poschiavo è un Comune che – come ha confermato il Premio Wakker – è riuscito a coniugare tradizione e innovazione. Come si trova questo equilibrio e quale ruolo giocano le tradizioni popolari nella cultura poschiavina?
Non si tratta di uno sviluppo recente, ma di un processo iniziato venti o trent’anni fa, molto sentito da una parte significativa della popolazione. Tengo a sottolineare che questo percorso è nato dal basso: non è stato imposto dall’alto né dal Municipio.
A Poschiavo si percepisce una diffusa volontà di contribuire allo sviluppo della regione e, in questo contesto, il contributo dei giovani è fondamentale. Le tradizioni popolari rappresentano un ambito molto vasto: se da un lato alcune usanze legate alla cultura contadina si sono in parte perse, dall’altro sono nate nuove attività culturali che si stanno radicando nel tessuto sociale. Queste iniziative contribuiscono a creare un’identità specifica per il Comune e potrebbero diventare, in futuro, le nuove tradizioni popolari della Valposchiavo.
La Valposchiavo, così come la Bregaglia, è una valle italofona che si confronta con una realtà cantonale in cui le lingue maggioritarie sono altre. Quanto è essenziale poter contare su un servizio pubblico radiotelevisivo in lingua italiana?
Dal punto di vista di un politico locale direi che è fondamentale. I servizi di informazione svolti dal servizio pubblico sono indispensabili: penso in particolare alle sessioni del Gran Consiglio, di cui sapremmo ben poco senza la copertura garantita dalla RSI attraverso il Quotidiano o il Telegiornale. Esistono certamente i media locali, ma non dispongono dei mezzi necessari per offrire una copertura paragonabile. Per garantire ai cittadini un’informazione completa e accessibile è quindi auspicabile sia la sopravvivenza dei media locali sia quella di un servizio pubblico radiotelevisivo in lingua italiana forte e solido.
La posizione geografica di Poschiavo ha contribuito allo sviluppo e al mantenimento di tradizioni popolari capaci di dialogare con la società globalizzata?
Secondo me sì. In passato, durante i mesi invernali, o si prendeva il treno per raggiungere l’Engadina oppure si restava in valle; prima ancora dell’arrivo della ferrovia non esistevano alternative. Questa condizione ha favorito la nascita di numerose attività locali, creando un microclima di realtà associative, culturali e sportive che non si ritrova in altre zone del Cantone. Questa ricca offerta è rimasta viva fino a oggi e, anzi, si è ulteriormente sviluppata, conferendo a Poschiavo un carattere locale ben definito.
Le tradizioni popolari e il patrimonio storico-culturale della valle si conservano anche grazie alla copertura mediatica. In che modo gli archivi RSI e RTR possono contribuire a valorizzare la cultura poschiavina oltre il Bernina?
Sicuramente possono dare un contributo importante. Lo abbiamo visto anche recentemente con alcune iniziative della SSR.CORSI o con la mostra itinerante della RSI Una storia – La Svizzera italiana nelle fotografie d’archivio RSI, che ha fatto la sua prima tappa proprio a Poschiavo. Queste iniziative, che riportano alla luce filmati e immagini di decenni passati, permettono di raccontare la Valposchiavo oltre i suoi confini e ci ricordano l’importanza del servizio pubblico radiotelevisivo anche per realtà periferiche come la nostra.
A cura di Marco Ambrosino, responsabile contenuti editoriali SSR.CORSI