Salta al contenuto principale
menu

Menu di navigazione

  • La SSR.CORSI
    • Chi siamo
      • Assemblea generale
      • Consiglio regionale
      • Comitato Consiglio regionale
      • Consiglio del pubblico
      • Segretariato generale
      • La storia
    • Diventa socio
    • Documenti e testi legislativi
    • Contatti
  • Attualità
    • News
    • Eventi
    • Rubriche
    • Rassegna stampa
    • Comunicati stampa
    • Community
    • Sondaggi / Quiz
  • Parla con noi
    • Fai una segnalazione
    • Reclamo all'organo di mediazione
  • Dialogo Public Value
    • Il progetto Public Value SSR
    • caféCORSI
  • Consiglio del pubblico
    • Che cos’è il consiglio del pubblico
    • Analisi delle trasmissioni RSI
    • Documenti
    • Organo di mediazione
  • Documenti degli organi
    • Documenti CCR
    • Rapporto d'attività e conti annuali
    • Documenti del Consiglio regionale
  • Grigioni italiano
  • Sostieni la SSR e la SSR.CORSI
  • Associazione Pro Servizio pubblico Radiotelevisivo

diventa socia/o
iscriviti subito

iscriviti
alla newsletter

sondaggi
di' la tua

login area riservata

  • Reimposta la tua password
Home
Copied to clipboard
quando
Giovedì 02 Apr 2026 - 14:29

Torna all'elenco

Briciole di pane

  1. Home
  2. attualita
  3. News
  4. L’8 marzo: presente e futuro della SSR

L’8 marzo: presente e futuro della SSR

Copied to clipboard
02 Aprile 2026
Intervista a Sean Müller

L’8 marzo la popolazione e tutti i Cantoni svizzeri hanno respinto in maniera decisa l’iniziativa “200 franchi bastano!”, un segnale positivo per la piazza mediatica svizzera, anche nel contesto della Svizzera italiana.

Tuttavia, dietro a numeri senza dubbio incoraggianti si celano tendenze e segnali che meritano di essere analizzati per comprendere il presente e orientare il futuro del servizio pubblico radiotelevisivo. In vista dell’evento “Dopo l’8 marzo: i risultati della votazione sotto la lente”, in programma martedì 22 aprile, abbiamo intervistato Sean Müller, docente in science politiche all’Università di Berna.

Professor Müller, negli ultimi anni il servizio pubblico radiotelevisivo e il suo finanziamento sono stati oggetto di dibattito in molti Paesi europei. Alla luce di quanto accade anche all’estero, come interpreta i risultati della votazione svizzera? 

In primo luogo, bisogna riconoscere che una grande parte della popolazione si è recata alle urne per difendere il servizio pubblico radiotelevisivo. Si è vista una partecipazione massiccia, soprattutto nelle città: 63% a Zurigo, 62% a Berna, 59% a Lucerna, 56% a Lugano, 55% a Bellinzona. Oltre a questo, si deve tenere in considerazione che ci sono comunque 1.2 milioni di cittadini che pensano che 200 franchi siano sufficienti per finanziare la SSR. Questa parte di popolazione non cambierà facilmente idea. Si è creata dunque una spaccatura nella popolazione, che emergerà in futuro anche su altri temi chiave come, ad esempio, l’immigrazione o le relazioni politiche con l’Europa. Queste polarizzazioni sono certamente visibili anche negli altri Paesi europei e in occidente in generale, credo però che per quanto riguarda il tema del servizio pubblico radiotelevisivo, non ne discuteremo più con questa intensità per almeno una decina di anni.

Inizialmente il fronte del Sì appariva in vantaggio; poi con il passare delle settimane la situazione si è capovolta e ovunque ha avuto la meglio il fronte del No, anche in un cantone come il Ticino che si era reso particolarmente protagonista durante la raccolta firme. Come mai? Quali elementi sono stati decisivi?

Se paragoniamo quanto successo a marzo con la votazione sulla nuova legge LRTV del 2015, che era stata accolta con una maggioranza risicata, l’iniziativa “200 franchi bastano!” ha visto comunque più cittadini opporsi alla SSR rispetto a 10 anni fa, a livello numerico: nel 2026 1.2 milioni di cittadini hanno votato a favore dell’iniziativa “200 franchi bastano!”, mentre nel 2015, “solo” 1.1 milioni di cittadini avevano respinto la nuova legge che introduceva l’obbligo di pagare il canone radiotelevisivo anche senza avere una televisione. Il campo degli scettici verso la SSR si è ingrandito, sia a livello federale, sia a livello cantonale (Ticino incluso). Nonostante questo aumento, il popolo ha votato in maniera ancora più massiccia contro questa iniziativa: non solo nelle città (70% di no), ma anche in campagna (57% di no), in Svizzera francese (64% di no), nella Svizzera tedesca (62% di no) e in quella italiana (54% di no). La campagna ha fatto capire che diminuire il canone, anche solo dimezzandolo, sarebbe stata una scelta che avrebbe messo a rischio tutto il servizio pubblico radiotelevisivo, uno scenario che una chiara maggioranza ha bocciato.

Dai dati a disposizione è possibile individuare tendenze specifiche nel comportamento elettorale dei giovani? Quali indicazioni emergono riguardo al loro rapporto con il servizio pubblico e in che modo questi segnali potrebbero orientare lo sviluppo futuro della SSR, anche alla luce delle strategie e dei processi di trasformazione previsti dal processo SRG SSR Enavant?

Secondo il sondaggio LeeWas, questa volta non si sono registrate differenze significative nel comportamento elettorale dei giovani (18–34 anni: 61% di no) e degli anziani (65+: 65% di no), né è emersa una differenza significativa tra uomini e donne, o tra città e campagna, o ancora tra i diversi livelli di salario. Hanno votato a favore dell’iniziativa solo gli aderenti dell’UDC e chi non ha fiducia nel Consiglio federale. Il problema, se vogliamo dire così, non sono dunque i giovani ma quelle fette di popolazione che non si sentono rappresentate dalla politica e dallo stato federale. Per questa fetta di elettori la SSR è percepita come uno strumento e un simbolo di uno stato che non li rappresenta. 

La differenza di quasi 10 punti percentuali tra il risultato nazionale e quello ticinese, già riscontrata durante la votazione sull’iniziativa “No Billag!”, suggerirebbe una specificità regionale. Si può interpretare questo scostamento come una caratteristica culturale consolidata del Ticino, oppure indica aree in cui la RSI potrebbe intervenire per migliorare l’adesione e il sostegno al servizio pubblico?

Svitto e Ticino sono i cantoni che hanno respinto l’iniziativa con il margine più risicato, rispettivamente con il 51% e il 53% di voti contrari. Non è quindi solo in Ticino che il supporto verso la SSR si dimostra più fragile. Vi sono però cantoni in cui la SSR e i servizi che offre sono invece percepiti come ampiamente soddisfacenti, come in quello di Basilea-Città (71% di no) o nel Canton Vaud (67% di no). È interessante inoltre notare come il Ticino, e più generalmente la Svizzera di lingua italiana, approfitti enormemente della struttura attuale. Mi riferisco in particolare alla perequazione finanziaria all’interno della SSR.  È però auspicabile che il resto della Svizzera faccia un ulteriore sforzo per integrare il Ticino e la Svizzera italiana: un progetto di scambio trilingue come quello del 2024 potrebbe essere ripetuto e potenziato, per dimostrare che anche la RSI appartiene alla Svizzera e che dunque vale la pena sostenerla per motivi di coesione nazionale.

Con la votazione ormai alle spalle, l’attenzione si concentra sulla prossima concessione: il risultato inciderà sul mandato del servizio pubblico, o resterà comunque fondamentale impegnarsi per garantire che il mandato della SSR non si limiti alla mera sfera informativa?

Ora comincia un processo tutto nuovo, dove ognuno degli attori in causa cercherà di dimostrare la sua verità selezionando i punti che gli servono: o la Svizzera che si era mobilizzata in maniera massiccia per la SSR, o la parte di popolazione che ha votato per una riduzione del canone e dunque anche per un servizio più ridotto. Difficile prevedere chi vincerà e come.

Guardando oltre il risultato, quali sono secondo lei le principali sfide che il servizio pubblico radiotelevisivo dovrà affrontare nei prossimi anni per mantenere legittimità e consenso?

La gente è pronta a pagare per un servizio di qualità basato sulla coesione nazionale. Questo è stato ampiamente dimostrato dalla votazione dell’8 marzo, visto che anche la fetta di popolazione che ha votato a favore dell’iniziativa era d’accordo di pagare 200 franchi all’anno. Le sfide per i prossimi anni saranno quelle di mantenere questa qualità senza però perdere il treno delle innovazioni, essere presente senza troppo dominare il paesaggio mediatico, e tutto questo seguendo il programma di risparmio già annunciato. A queste sfide è utile ricordare anche la cornice entro cui si muoverà la SSR, ovvero quella di una crescente pressione derivante dai social media e dall’intelligenza artificiale.

 

A cura di Marco Ambrosino, responsabile dei contenuti editoriali SSR.CORSI

Iscriviti all'evento

Dati del partecipante 2
Dati del partecipante 3
Dati del partecipante 4
Dati del partecipante 5

Contatti

Seguici su

Facebook

Instagram

Youtube

Newsletter

cookies

privacy

Protezione dati (nLPD)

impressum

2023 © copyright

 

 

X