La produzione musicale, come molte altre forme di espressione artistica, è un processo più complesso di quanto si immagini. Oltre all’idea iniziale e al lavoro di compositori ed esecutori, esiste un’importante fase di post-produzione che coinvolge numerosi soggetti, tra cui enti e istituzioni impegnati nella promozione e nella diffusione della musica. Un ruolo fondamentale è svolto dal servizio pubblico radiotelevisivo, che contribuisce a far conoscere le creazioni artistiche del territorio a un pubblico più ampio. Per approfondire questo tema, abbiamo intervistato Zeno Gabaglio, musicista, compositore e violoncellista svizzero.
Caro Zeno, ormai è qualche anno che sei attivo (e conosciuto) sulla scena musicale anche del nostro territorio. Come sta oggi il panorama musicale svizzero?
Una delle qualità della scena musicale svizzera – qualità riconosciuta a livello internazionale – è il suo essere estremamente differenziata. Questa caratteristica comporta una grande varietà di espressioni musicali che convivono in un ecosistema che inevitabilmente riflette anche la multiculturalità del nostro paese. Un simile ecosistema – diversificato, con grandi valori identitari anche per piccole comunità – non può che essere fragile, se non lo si affianca nel confronto impari con la produzione mainstream della globalizzazione culturale e commerciale. Fortunatamente, diverse istituzioni svizzere – e tra queste indubbiamente la SSR/RSI – si sono negli anni prese la cura di aiutare il nostro ecosistema musicale a mantenersi forte nel suo alto valore originale e identitario.
La professionalizzazione e la digitalizzazione sono due bussole che hanno orientato lo sviluppo di moltissimi settori economici ed artistici. Quanto e come è cambiato il mondo nella produzione musicale degli ultimi vent’anni?
Negli ultimi vent’anni – per l’universo musicale, e quindi anche per la sua parte produttiva – è successo forse più di quanto non fosse successo nel mezzo secolo precedente. Innanzitutto perché, con il potenziamento esponenziale del digitale, abbiamo assistito al ribaltamento dell’industria discografica: da business dei supporti fisici (CD, soprattutto, ma anche dvd, cassette o vinili) a fornitore di contenuti per le piattaforme di streaming. La produzione di musica destinata alla pubblicazione ha visto crollare le entrate, e non a caso gran parte del business possibile nel sistema-musica si è riversato sugli eventi dal vivo: sono aumentati i prezzi dei concerti, è aumentata l’offerta e anche gruppi che da anni avevano smesso di fare esibizioni live hanno dovuto riprendere la via del palco.
I mezzi digitali hanno però avuto – come ulteriore conseguenza – la democratizzazione degli strumenti di registrazione e di produzione: apparecchi e software di qualità che vent’anni fa possedevano solo gli studi più ricchi e che ora possono essere acquistati anche da creatori debuttanti. Democratizzazione che ha per conseguenza anche l’aumento della produzione e quindi dell’offerta, in un mercato – quello della cultura – che è da sempre saturo.
Ultimo, e più recente, elemento della rivoluzione digitale nel campo musicale è l’avvento dell’AI che – in un quadro legislativo ancora tutto da definire – permette di generare musica con costi e competenze infimi ma con implicazioni culturali, antropologiche ed economiche altissime. L’AI è la più grande sfida per il futuro della musica prodotta dagli esseri umani.
Il mondo sta sicuramente cambiando e radio e televisione non svolgono più quell’effetto catalizzatore che avevano all’inizio degli anni Duemila. Per un giovane musicista la radio e la televisione possono rappresentare ancora una vetrina importante per uscire dall’anonimato e orientarli verso una carriera da musicista professionista?
Sì, e in particolare in un contesto come il nostro – svizzero, ma ancora di più svizzero-italiano – dove l’assenza di una vera e propria industria musicale o di grandi player digitali rende il servizio pubblico radiotelevisivo (con tutti i suoi vettori) uno dei principali referenti per la produzione e/o per la promozione. Sia che ci si occupi di musica legata all’ambito audiovisivo, ma anche se si è attivi nella musica da disco o da concerto.
Nel corso della tua carriera hai sì prodotto molto in ambito musicale ma hai collaborato spesso con numerosi registi in produzioni della Svizzera italiana. Quale sarebbe l’impatto per la realtà audiovisiva e musicale ticinese, qualora l’iniziativa 200 franchi bastano! dovesse passare?
Catastrofico: e non si tratta di pessimismo, bensì di realismo. La chiave di riparto dei budget SSR già oggi favorisce in generale la Svizzera italiana, e in particolare i suoi operatori culturali, quindi si tratterebbe di un peggioramento delle condizioni-quadro che colpirebbe soprattutto noi, musicisti ticinesi e del Grigioni italiano. Ed è utile sottolineare come questa chiave di riparto favorevole non è un regalo che ci fa il resto della nazione, ma il riconoscimento responsabile di una peculiarità – quella della nostra minoranza culturale, con poca massa critica – che rischierebbe di implodere e sparire dai contesti professionali della produzione artistica.
Oltre alla tua attività artistica, fai parte del Consiglio di SUISA. Puoi spiegare brevemente quale ruolo svolge questa istituzione e come viene percepito, al suo interno, il rapporto tra le produzioni musicali e il servizio pubblico radiotelevisivo?
SUISA è la cooperativa svizzera degli autori ed editori musicali quindi, sostanzialmente, di tutti coloro che fanno musica nel nostro Paese. Sulla base di un mandato della confederazione, SUISA raccoglie e redistribuisce i diritti d’autore musicali e quindi ha un ruolo economico nel garantire ai propri membri la giusta remunerazione del rispettivo lavoro. Il servizio pubblico radiotelevisivo è cliente di SUISA – perché alla radio e alla televisione si “usa” la musica – ma molto spesso è suo partner in iniziative economiche e culturali atte a difendere chi in Svizzera fa della musica il proprio mestiere, senza barriere di generi, stili, lingue o provenienze. SUISA e SSR sono due elementi imprescindibili dell’ecosistema musicale svizzero e nella difesa della sua identità.
A cura di Marco Ambrosino, responsabile dei contenuti editoriali SSR.CORSI