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Gli Studi Radio di Besso e la nascita di una cultura musicale nella Svizzera italiana

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21 Aprile 2026
Intervista a Elisa Netzer

Oggi la musica è ovunque: in televisione, sul web, al cinema e sui social. In passato, però, il suo principale canale di diffusione era la radio, con cui mantiene ancora oggi un legame importante. In vista dell’evento promosso dal Conservatorio della Svizzera italiana 900presente – La memoria dei suoni, la SSR Svizzera italiana CORSI ha organizzato un incontro dedicato al ruolo della radio nella promozione della cultura musicale nella Svizzera italiana. Per approfondire questo tema abbiamo intervistato Elisa Netzer, arpista e presentatrice del programma Paganini.

Come nasce la tua passione per la musica e perché hai scelto proprio di suonare l’arpa?

Sono nata all’interno di una famiglia di grandi appassionati di musica, i miei genitori gestivano un’ agenzia di spettacoli e dunque sono cresciuta in qualche modo vicina ai palcoscenici e alla musica. L’arpa è arrivata presto, quando avevo 5 anni, dopo aver visto il film d’animazione Fantasia, un vero e proprio “spot” per la musica classica. Da quel momento ho deciso che avrei voluto suonare l’arpa e così ho fatto.   

Dal tuo percorso al Conservatorio della Svizzera italiana fino a collaborare con l’Orchestra della Svizzera italiana e alla conduzione di Paganini: come vedi oggi la musica classica nella Svizzera italiana?

Credo che nella Svizzera italiana si sia sviluppato un ecosistema particolare, quasi una piccola oasi capace di resistere alle difficoltà di un contesto periferico. Questo è stato possibile grazie a condizioni molto favorevoli, tra cui spicca la presenza di una radio di servizio pubblico. Proprio grazie agli Studi Radio RSI è stato possibile attrarre grandi direttori d’orchestra e compositori quali Igor Stravinskij e Richard Strauss, solo per citarne alcuni. La possibilità di produrre e diffondere cultura musicale di alto livello ha rappresentato un vantaggio unico per una regione come il Ticino. Nel tempo questa sensibilità non solo si è consolidata, ma è cresciuta: ad esempio se negli anni Novanta era difficile trovare insegnanti di arpa, perché considerato uno strumento quasi “esotico”, oggi esistono numerose scuole di musica che consentono di avvicinarsi allo strumento. Il Conservatorio è diventato un’istituzione riconosciuta a livello internazionale e l’Orchestra della Svizzera italiana ha finalmente una sede prestigiosa come il LAC. Si è così sviluppato un vero ecosistema musicale, all’altezza di una regione che attribuisce grande valore alla cultura.

Secondo te, progetti come la “Città della musica” possono rappresentare un passo importante per rendere il settore più professionale e innovativo?

Il progetto della “Città della musica” rappresenta probabilmente il traguardo più significativo di questa evoluzione. Riunire realtà come l’OSI, I Barocchisti, il Conservatorio della Svizzera italiana e la Fonoteca svizzera sotto lo stesso tetto aumenta enormemente le possibilità di scambio. Questo favorisce una crescita sia in termini di professionalità sia di ambizione: non esiste infatti esperienza più formativa del confronto quotidiano tra professionisti della musica. 

Con la centralizzazione degli Studi Radio a Comano si è chiusa un’epoca importante per la RSI: che ruolo hanno avuto questi studi nello sviluppo della cultura musicale nella Svizzera italiana?

Si può affermare senza esitazioni che senza gli Studi Radio RSI non esisterebbe la realtà musicale che conosciamo oggi. Senza questo sostegno strutturato, la Svizzera italiana sarebbe probabilmente rimasta una periferia culturale. Invece, grazie alla volontà di attirare professionisti qualificati e di valorizzare i talenti locali, si sono sviluppate realtà solide e di grande qualità, come I Barocchisti. Questa crescita non riguarda solo il livello delle formazioni musicali, ma anche il lavoro di divulgazione, per esempio quello svolto da Rete Due, che ha contribuito a diffondere una cultura musicale approfondita sul territorio. Nel corso degli anni, attorno agli Studi Radio si è formato un vero movimento di professionisti: oggi, nel campo della musica classica, è difficile immaginare un percorso di crescita senza il contributo dell’OSI, del Conservatorio e della RSI.

Oggi la musica, soprattutto quella contemporanea, circola principalmente sulle piattaforme digitali: pensi che la radio possa ancora avere un ruolo forte nella promozione di una cultura musicale di qualità, non solo commerciale?

Senza demonizzare le piattaforme digitali, è evidente che spesso vengono utilizzate per cercare ciò che già si conosce. Nel caso della musica classica, inoltre, questi strumenti non facilitano particolarmente la scoperta di nuovi repertori, perché si basano su algoritmi e logiche commerciali. La radio, invece, funziona un po’ come un amico fidato che ti consiglia qualcosa di nuovo: per esplorare davvero l’immenso repertorio della musica classica è importante potersi affidare a qualcuno di competente e curioso, un ruolo che difficilmente può essere sostituito dagli algoritmi o delegato alle piattaforme.

I concerti di musica classica sono spesso frequentati da un pubblico non più giovanissimo: pensi che questa tendenza continuerà o è possibile coinvolgere maggiormente le nuove generazioni?

Cerco di mantenere un atteggiamento ottimista per due ragioni: da un lato, la musica classica possiede un valore intrinseco molto forte; dall’altro, molti giovani continuano a studiare uno strumento e quindi a entrare in contatto con questo repertorio. Allo stesso tempo, è necessario uscire dal nostro ambito ristretto e riuscire a trasmettere la bellezza della musica classica anche oltre il tecnicismo degli addetti ai lavori.

Un problema più generale, che non riguarda solo la musica classica, è che la musica sta diventando sempre meno parte delle abitudini quotidiane dei ragazzi: questa rappresenta una delle sfide principali per il futuro, ovvero riuscire a riportare la musica a essere una pratica viva e presente nella vita di tutti i giorni.

Quanto è fondamentale il ruolo della RSI per la promozione di una cultura musicale svizzera di qualità?

Il suo ruolo è fondamentale, lo è stato in passato, lo è nel presente e continuerà a esserlo anche in futuro. In Ticino non sempre siamo inclini a valorizzare ciò che abbiamo: spesso tendiamo ad apprezzare di più ciò che viene da fuori, senza riconoscere il potenziale di ciò che abbiamo in casa. La RSI svolge però un lavoro enorme per la musica e la cultura locale: dalle registrazioni discografiche agli approfondimenti radiofonici, fino alla presenza costante sul territorio. Tutto questo la rende un punto di riferimento imprescindibile e un alleato prezioso per chiunque operi in ambito culturale.

A cura di Marco Ambrosino, responsabile dei contenuti editoriali SSR.CORSI

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