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Dalla stampa al digitale: il nuovo paradigma dell’informazione

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14 Gennaio 2026
Intervista a Stefano Soldati

Negli ultimi anni il mondo dell’informazione ha vissuto un cambiamento profondo, prodotto dall’avvento prima di internet e poi dei social media. Questa nuova realtà ha modificato gli equilibri del panorama mediatico della Svizzera italiana, riscrivendo in parte i rapporti tra pubblico e privato e tra radiotelevisione e stampa. Di questo importante tema si discuterà durante la terza tavola rotonda promossa dalla SSR. CORSI che si svolgerà mercoledì 21 gennaio 2026 presso l’Auditorium di Banca Stato a Bellinzona. Per riflettere su queste tematiche abbiamo intervistato Stefano Soldati, Direttore di Centro Stampa Ticino.  

Caro Stefano, da diversi anni ti occupi in prima persona di stampa e informazione. Come è cambiata dal tuo punto di vista il mondo dell’informazione in questi ultimi anni con l’avvento dei nuovi strumenti digitali e degli smartphone?

È cambiata tanto, ma soprattutto troppo in fretta per permettere a chi produce contenuti informativi a livello regionale di capire per tempo e a fondo le funzioni dei nuovi canali, i loro pregi e i loro difetti ed evitare così di farsi travolgere dai giganti del web, come sta succedendo. Quello che però preoccupa ancor più è l’accelerazione che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale porterà nel nostro settore.

Internet e i social media hanno alimentato l’idea nell’opinione generale che la carta stampata sia destinata a scomparire. Condividi questa visione o pensi che digitale e media tradizionali siano invece destinati a convivere, con ruoli e tempi diversi?

Son convinto che l’informazione è multicanale e anche in futuro la carta stampata avrà un suo ruolo. Del resto è stata data per spacciata più volte ed ha già superato invece l’avvento di radio, TV, Web, Social Media e ora si confronta con l’accelerare dell’IA. Dovrà adattare il suo ruolo e la sua funzione. La carta ha anche un vantaggio a livello ambientale essendo diventata ormai più sostenibile di web o social, divoratori di energia. Il rischio più grosso in prospettiva per la carta piuttosto, soprattutto per la carta giornale, è se ci saranno ancora i fornitori per produrla: cartiere, servizi e distribuzione, tipografie stanno sparendo più velocemente delle testate stesse. Indipendentemente dal canale la vera sfida è far capire al lettore che non esiste l’informazione gratuita. Se verificata da professionisti, i giornalisti, anche l’informazione è un bene che va pagato. Purtroppo web e social fanno intendere ancora che l’informazione è gratuita. Ma nulla è gratuito, se valido.

L’immediatezza del digitale è spesso considerata un grande vantaggio rispetto alla carta stampata, ma non sempre garantisce una maggiore qualità dei contenuti. Questa situazione può trasformarsi in un’opportunità per i media di servizio pubblico e per gli editori di giornali e riviste, oppure i media tradizionali sono comunque chiamati ad adattarsi ai nuovi modi di produrre e consumare le notizie introdotti dal digitale?

Indietro non si torna, bisogna adattarsi alle nuove esigenze indotte dall’evoluzione digitale. Oltre alle notizie immediate, bisogna offrire però qualità. Ed è soprattutto a livello regionale, ritengo, che ci sono ancora delle opportunità. Al centro c’è del resto sempre il proprio pubblico. Conoscerne le esigenze è fondamentale. E in questo gli editori regionali sono ancora avvantaggiati rispetto alle piattaforme globali perchè sono “vicini” al proprio pubblico. Oggi però più che mai in passato i media tradizionali, privati o pubblici che siano, ritengo debbano tornare anche a svolgere una funzione anche più educativa del lettore volta a far comprendere l’importanza della riflessione, dell’analisi. L’immediatezza dei social, ormai è certificato, ha degli effetti negativi sulle capacità cognitive e di concentrazione delle persone con le ripercussioni che ne conseguono.

I social media favoriscono una fruizione rapida e frammentata delle notizie, più basata sul consumo continuo che sulla lettura attenta. Diversi studi mostrano che la lettura su carta favorisce invero una comprensione più profonda rispetto alla lettura da schermo. La stampa può ancora avere un ruolo nel promuovere una cultura dell’attenzione e dell’approfondimento?

Certamente, come detto, deve averlo. È ormai comprovato che la lettura su carta risulta più approfondita e l’apprendimento è migliore. Anche a livello scolastico in alcune nazioni all’avanguardia come i paesi scandinavi, si sta tornando a carta e penna nelle scuole dell’obbligo proprio per questo motivo. È di buon auspicio. La vera sfida è quale giornale di carta sopravviverà nel frattempo, con mensili, settimanali o prodotti regionali avvantaggiati rispetto ai giornali generalisti. 

Il Centro Stampa Ticino è anche un esempio di pluralismo e collaborazione, stampando testate molto diverse tra loro per voce, posizionamento e finalità. In un contesto di forte pressione economica e strutturale sui media, quali strategie dovrebbero implementare i media di servizio pubblico per garantire in futuro un’informazione verificata, pluralista e radicata nel territorio della Svizzera italiana?

Centro Stampa Ticino nasce dalle esigenze del Corriere del Ticino di dotarsi di una propria struttura tipografica nel 1969. L’evolvere del contesto dei media cartacei ticinesi ne ha trasformato il ruolo in particolare negli ultimi 15 anni. Oggi è ormai l’unica realtà al sud delle Alpi al servizio degli editori di giornali indistintamente dall’orientamento politico. In sostanza Centro Stampa Ticino si propone come piattaforma unica di servizio di stampa permettendo agli editori di concentrarsi sul proprio core business. Lo stesso ruolo potrebbe esser svolto in prospettiva anche dai media di servizio pubblico mettendo a disposizione dei media privati servizi infrastrutturali e competenze tecniche legati all’informazione web, audio e video. Penso in particolare ai molti piccoli editori attivi anche nella nostra regione. Anche la condivisione della formazione, in particolare dei giornalisti, potrebbe favorire in prospettiva la pluralità dell’informazione. 

Di fronte al peso crescente delle piattaforme globali, che ruolo può avere il servizio pubblico nel rafforzare l’ecosistema informativo locale e nel favorire una convivenza virtuosa con i media e giornali privati?

Il lettore sceglie un prodotto informativo per i suoi contenuti non per l’infrastruttura tecnica che ne garantisce la pubblicazione. Come detto, la condivisione di infrastrutture tecniche in prospettiva può sicuramente permettere di ottimizzare costi e garantire anche a quegli editori, in particolare più piccoli, di dotarsi degli strumenti tecnici necessari per soddisfare la crescente necessità di informazione multicanale salvaguardandone esistenza e indipendenza. Un bell’esempio in tal senso, anche se piccolo, è il progetto GRI Media, realizzato tra istituzioni grigionesi e media di servizio pubblico con i piccoli editori delle valli italofone del Canton Grigioni. 

Bisogna evitare il “deserto informativo” che sta prendendo forma in diverse regioni di molti paesi occidentali a favore solo delle piattaforme globali, a costo di trovare nuove forme di collaborazione tra editori finora impensabili.

 

A cura di Marco Ambrosino, responsabile dei contenuti editoriali SSR.CORSI

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