L’informazione politica alla RSI trova le sue origini nelle cronache radiofoniche di Radio Monte Ceneri (anni '30) e si evolve nel corso degli anni passando dagli approfondimenti del Quotidiano e di 60 minuti, fino ai confronti politici di Democrazia Diretta.
Le trasmissioni politiche radiotelevisive alla RSI sono una parte fondamentale del mandato di servizio pubblico e del suo palinsesto, rispondendo al bisogno di garantire un’informazione politica imparziale ed equilibrata, al fine di favorire la libera formazione delle opinioni del pubblico.
Per meglio inquadrare il valore del dibattito e del dialogo all’interno del servizio pubblico, e in attesa della serata evento organizzata dalla SSR.CORSI sul tema prevista il prossimo 11 giugno, abbiamo intervistato Sara Greco, Professoressa ordinaria di argomentazione e Direttrice dell’Istituto di Argomentazione, Linguistica e Semiotica (IALS) dell’USI.
Professoressa Greco, dal suo punto di vista, come è cambiato in questi anni il ruolo del dialogo nei rapporti interpersonali e, a un livello più ampio, nel dibattito pubblico?
Da un certo punto di vista, non è cambiato niente: come esseri umani, di fronte al disaccordo, che arricchisce la vita privata e pubblica, abbiamo a disposizione lo strumento del dialogo per cercare di confrontarci e arrivare a decisioni sane. Ma la comunicazione è uno strumento, che dobbiamo imparare a usare bene, orientandolo verso la decisione più ragionevole, attraverso un dialogo autentico. Quest’ultima riflessione è un’intuizione antica, che risale ad Aristotele. Tuttavia, essa si applica anche a noi oggi: la comunicazione è uno strumento potente, dobbiamo imparare a usarla in un modo dialogico che contribuisca a costruire il bene comune, la politica in senso ampio. Detto questo, certamente nel tempo sono cambiate le modalità e i mezzi di comunicazione e questi cambiamenti portano sempre nuove possibilità e nuovi pericoli per la democrazia.
In generale stiamo assistendo a un processo piuttosto generalizzato di polarizzazione delle opinioni, sia sul piano internazionale, che nazionale. Osservando questo fenomeno da una prospettiva linguistica e comunicativa, quali sono secondo lei le cause di queste dinamiche?
Aldilà dei dati di contesto, come la struttura delle piattaforme digitali e il ruolo degli algoritmi, dal punto di vista linguistico la polarizzazione proviene da una eccessiva semplificazione. Si rappresentano i problemi in modo semplificato: “o sei con me o sei contro di me”, si identifica una corrente cui appartenere e, insieme, un nemico da combattere. È una sorta di tentazione di semplificare una realtà complessa, che ci chiama in causa e a volte è scomoda, perché richiede l’impegno di una riflessione critica e un atteggiamento di apertura da mantenere nel tempo. Negli studi di argomentazione, il pensiero “che vede solo bianco o nero” è annoverato tra le fallacie (gli errori di ragionamento), perché semplifica ed estremizza una realtà a colori, caratterizzata da sfumature diverse. Per affrontare la complessità occorrono coraggio, tempo, e soprattutto fiducia nel dialogo – e forse una delle cause della polarizzazione è che queste condizioni stanno venendo a mancare.
Con l’aumento dell’utilizzo delle piattaforme digitali per informarsi, la formazione delle opinioni è diventata molto rapida, ma le relative discussioni risultano spesso poco approfondite e foriere di conflitti. Quali dovrebbero essere degli aspetti da tenere in considerazione per sviluppare delle modalità comunicative il più possibile orientate al dialogo e alla comprensione dell’altro?
Dobbiamo abbandonare l’illusione che il dialogo sia scontato. Non basta produrre contenuti (online) per avere un autentico dialogo; del resto, abbiamo sotto gli occhi casi in cui le parole fomentano conflitti e atteggiamenti discriminatori. Occorre quindi un impegno educativo: occorre costruire e difendere spazi di confronto positivamente critico e aperto, a partire dalla scuola e da altri ambienti educativi; occorre poter vedere esempi positivi di dialogo critico. In particolare, è importante l’educazione all’ascolto autentico, che si fonda sull’apertura all’altra persona e sulla fiducia nel fatto che il confronto con chi ha un’idea diversa dalla nostra può essere un bene e non un pericolo per noi.
Argomentazione e dialogo sono aspetti fondamentali per garantire un dibattito democratico sano e costruttivo. Quale può essere il ruolo del servizio pubblico nel favorire spazi dove scambio e comunicazione siano messi al centro?
Il servizio pubblico ha un compito fondamentale perché può proporre spazi di autentico dialogo. Non “vetrine” per mettere in scena uno scontro sterile e ripetitivo, ma dibattiti critici e rispettosi, anche tra persone di opinioni molto diverse; persone che siano serie nella verifica delle fonti, aperte a un atteggiamento positivamente critico e orientato alla ragionevolezza e capaci di ascoltare autenticamente. Credo che in quest’ambito sia molto importante la formazione delle giornaliste e dei giornalisti, che hanno il ruolo di costruire l’architettura di questi spazi del dialogo nel servizio pubblico.
Negli ultimi anni, in molti paesi europei, così come in Svizzera, il servizio pubblico radiotelevisivo è oggetto di dibattito. A suo parere, quali conseguenze potrebbe avere un suo eventuale indebolimento sulle dinamiche di dialogo e dibattito democratico?
Negli scorsi mesi non ho nascosto la mia posizione di supporto al servizio pubblico come garanzia di qualità del dialogo in un paese democratico. Non è scontato oggi avere davanti agli occhi casi di dialogo autentico. Il servizio pubblico può avere una funzione esemplare, anche con risvolti educativi, in questo senso.
Intervista a cura del Segretariato SSR.CORSI