L’impressione resta. Determinata da un errore di prospettiva.
Immaginare, continuare ad immaginare, che la Svizzera italiana coincida esclusivamente con la dimensione politica, circoscritta dai suoi confini geografici: il Ticino, le valli italofone dei Grigioni e poco più. Tutto il resto? Relegato al rango di una periferia linguistica, una sorta di diaspora da osservare occasionalmente, magari in occasione di una festa associativa o di una ricorrenza legata all'emigrazione.
Una visione incompleta. Accomodante, benché non necessariamente comoda.
Infatti, la realtà della lingua italiana in Svizzera è molto più ampia, diffusa e articolata. Centinaia di migliaia di persone vivono, lavorano e costruiscono il proprio futuro nei cantoni di lingua tedesca e francese, mantenendo con l'italiano un legame quotidiano che non può essere considerato marginale.
Per decenni questa presenza è stata percepita soprattutto attraverso il fenomeno migratorio. Oggi il quadro è cambiato profondamente.
La comunità italofona oltre Gottardo – pur sempre la più rilevante nella Confederazione - non è più quella degli anni Sessanta, Settanta o Ottanta. Le prime generazioni di emigrati italiani cercavano nella radio e nella televisione una forma di continuità identitaria: la lingua, le notizie, il legame con il Paese d'origine e con la comunità di appartenenza. Oggi, tecnicamente ben integrata e stanziale, è composta in parte crescente da professionisti mobili, studenti universitari, ricercatori, manager, lavoratori qualificati e famiglie interculturali. Persone che spesso non si definiscono, o non amano definirsi, "emigrati", ma cittadini europei o globali. Per loro il concetto di appartenenza è più fluido e meno legato a strutture associative tradizionali.
Questo non significa che venga meno un bisogno di comunità. Significa che quel bisogno si manifesta in forme diverse.
A Zurigo, Basilea, Berna, Losanna, Ginevra e in decine di altre città, migliaia di persone utilizzano l'italiano ogni giorno, lavorano in italiano, crescono figli bilingui o trilingui, mantengono rapporti culturali e professionali che attraversano le regioni linguistiche del Paese. Non si tratta di una minoranza marginale né di una comunità nostalgica. Si tratta di una componente essenziale della Svizzera contemporanea.
Proprio per questo il ruolo del servizio pubblico assume una rilevanza particolare.
In un panorama mediatico dominato da piattaforme globali e algoritmi che tendono a segmentare il pubblico, il compito della Radiotelevisione Svizzera di lingua Italiana non può limitarsi alla produzione di contenuti destinati a un territorio geografico definito. La sua missione, esplicitata dal fatto che non si chiami (e quindi non intenda essere solo) Radiotelevisione della Svizzera Italiana, è più ambiziosa: contribuire a mantenere viva una comunità linguistica dispersa sul territorio nazionale e rafforzarne il senso di appartenenza alla realtà svizzera.
La sfida è culturale prima ancora che tecnologica.
Oggi, un italofono residente a Zurigo, Basilea, Losanna o Ginevra può accedere in pochi secondi a una quantità praticamente infinita di contenuti prodotti in Italia o in qualsiasi altra parte del mondo. Eppure, questa abbondanza non colma necessariamente il bisogno di riconoscimento. Guardare un telegiornale italiano o seguire un podcast prodotto a Milano può soddisfare l'esigenza linguistica, ma non racconta cosa significhi vivere da italofoni all'interno della Confederazione.
È qui che il servizio pubblico può fare la differenza.
Nessun altro attore mediatico dispone della stessa legittimità e della stessa responsabilità nel rappresentare la pluralità linguistica del Paese. Nessuno meglio della RSI può raccontare le esperienze di chi vive la propria identità italiana a contatto quotidiano con il tedesco, il francese o il romancio. Nessuno può costruire con altrettanta efficacia un ponte tra le diverse regioni linguistiche della Svizzera.
Questo non significa (tornare a) creare spazi separati o programmi destinati esclusivamente agli italofoni oltre Gottardo. Al contrario. Significa piuttosto fare in modo che queste realtà entrino stabilmente nel racconto nazionale. Le storie di chi vive a Berna, Friburgo, Neuchâtel o San Gallo non dovrebbero rappresentare un'eccezione, ma una presenza naturale nell'informazione, nella cultura, nell'intrattenimento e nell'approfondimento.
Raccontare queste esperienze significa mostrare una Svizzera italiana che non coincide necessariamente con un territorio. Che si trasforma in una Svizzera in italiano. Una comunità che si esprime attraverso reti associative, iniziative culturali, percorsi professionali e relazioni sociali distribuite in tutto il Paese.
La trasformazione digitale offre innumerevoli e sempre nuove opportunità. Le piattaforme online consentono di raggiungere pubblici che un tempo erano difficilmente intercettabili. Podcast, video brevi, contenuti social e formati on demand permettono di costruire un rapporto più diretto con persone che spesso vivono in ambienti multilingui e consumano informazione in modo frammentato.
Ma, la tecnologia, da sola, non basta.
La vera sfida consiste nel creare prossimità. Che non è (solo) geografica, bensì umana e culturale. Che presuppone capacità (disponibilità, volontà?) di ascoltare le esigenze delle comunità, di collaborare con le associazioni, di essere presenti nei luoghi dove l'italianità si esprime e si rinnova. In buona sostanza, di non considerare gli italofoni oltre Gottardo non come un pubblico secondario, accessorio, ma come una parte integrante della missione di servizio pubblico.
In fondo, il futuro della lingua italiana in Svizzera dipende anche dalla capacità di renderla visibile laddove rischia di diventare invisibile. Una lingua vive quando viene parlata, certo, ma soprattutto quando viene riconosciuta, rappresentata e valorizzata nello spazio pubblico.
La RSI dispone degli strumenti, delle competenze e della credibilità per svolgere questo compito. In un'epoca in cui le identità sembrano spesso frammentarsi, il servizio pubblico può continuare a essere uno dei luoghi in cui le diverse anime del Paese si incontrano e si riconoscono reciprocamente.
Per gli italofoni che vivono oltre Gottardo, questo non significa semplicemente avere accesso a contenuti nella propria lingua. Significa poter vedere riflessa la propria esperienza all'interno del racconto collettivo della Svizzera. Ed è proprio questa capacità di rappresentare, unire e dare significato a una comunità diffusa che rende il servizio pubblico non soltanto utile, ma indispensabile.